Il 5 febbraio 1783 Messina fu devastata da un violento terremoto, che causò centinaia di vittime ed enormi danni, interessando anche il versante calabrese. Fu uno degli eventi sismici più disastrosi del XVIII secolo nella Penisola. L’eco di quella enorme tragedia giunse anche in Friuli, attraverso i resoconti affidati ai periodici dell’epoca, e indusse il poeta udinese Daniele Florio (1710 – 1789) a comporre un poema, pubblicato con il titolo Sopra l’orribile terremuoto di Messina e di tutta la Calabria.
Erano versi che commemoravano un terribile avvenimento, il quale riportava alla mente di tutti l’epocale distruzione vissuta da Lisbona nel 1755, e certamente il loro autore era stato testimone diretto dei terremoti che avevano colpito il Friuli, in particolare quello molto violento accaduto nell’ottobre del 1745.
Possiamo ritenere che il friulano Florio – autore allora molto apprezzato e legato alla corte viennese – si sia in qualche modo rispecchiato nella tragedia siciliana e abbia deciso di dedicarle un pensiero poetico, nel quale racchiudere, impiegando la retorica del tardo Settecento, le proprie angosce per l’imponderabile violenza della natura sempre in agguato. In effetti, al di là del loro valore letterario, quei versi testimoniano la profonda e dolorosa relazione che unisce il Friuli a tante altre esperienze sismiche, creando, anche attraverso il mezzo espressivo, una forma di solidarietà. Ecco, nel ricordo del 50° del sisma del 1976 è forse opportuno guardare pure a questi aspetti, cioè agli avvenimenti del passato, anche molto distante da noi, e ai legami con le molte terre che hanno patito simili esperienze. Il piccolo testo di Daniele Florio, insomma, a suo modo ci fa riflettere sul valore dell’empatia, sulla necessità di guardare ai drammi altrui e sentirli vicini, perché è probabilmente il modo migliore per comprendere anche il nostro dolore.
Di questo parlerà lo storico dell’arte Paolo Pastres.
Per l’occasione oltre a esporre esemplari del Settecento relativi all’argomento verrà presentato il numero monografico della rivista «Kalós», dedicato appunto ai terremoti siciliani del Settecento, con la presenza del direttore Francesco Paolo Campione e della studiosa Chiara Savettieri.

