La riscoperta di Aquileia. Gian Domenico Bertoli e la cultura antiquaria in Friuli. Venerdì 6 novembre 2026, 15.00-18.00

Aquileia tra storia e mito, lo studio del passato e delle sue testimonianze e l’antiquaria friulana del Settecento al centro di un convegno dedicato alla figura di Gian Domenico Bertoli (1676-1763), a 350 anni dalla nascita. Bertoli, nato a Mereto di Tomba nel 1676, nel 1700 fu nominato canonico di Aquileia, dove morì nel 1763. All’epoca l’antica città versava in uno stato di semi-abbandono e viveva una particolare e delicata condizione, poiché ecclesiasticamente apparteneva al Patriarcato che da essa prendeva il titolo, ma politicamente era parte dell’Impero d’Austria.

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Durante i soggiorni aquileiesi Bertoli ebbe modo di sviluppare la propria passione per l’antiquaria, anzitutto mettendo insieme una raccolta di lapidi e poi intrecciando rapporti con i principali esponenti del mondo erudito dell’epoca, a cominciare dal friulano Giusto Fontanini, cui si aggiunsero Filippo Buonarroti, Ludovico Antonio Muratori e Anton Francesco Gori. Dalle ricerche condotte letteralmente “sul campo” prese forma soprattutto il volume Le Antichità di Aquileja profane e sacre, edito a Venezia con la data 1739. Si tratta di un autentico gioiello dell’editoria settecentesca, anche per la presenza di una sontuosa antiporta incisa da un disegno allegorico di Daniele Antonio Bertoli, fratello del canonico. Nel sontuoso volume sono catalogati, con criteri rigorosi, materiali tra loro assai diversi: principalmente iscrizioni d’età romana, ma anche monete, sigilli e pitture di epoca patriarcale. L’opera fu molto appezzata dai contemporanei, anche per la presenza di molte illustrazioni (in gran parte frutto dello stesso autore) e possiamo dunque dire che proprio con Bertoli presero avvio gli studi su Aquileia e più in generale l’interesse per un luogo tanto ricco di memorie e splendide testimonianze, che spaziano dall’arte romana a quella dei primi secoli del Cristianesimo.

Il metodo adottato da Bertoli si distaccava dall’erudizione antiquaria seicentesca, rivolta alla sola acquisizione di notizie sugli oggetti, mirando piuttosto ad un’ampia e approfondita ricostruzione del passato, intendendo i reperti come autentiche fonti storiche. Egli fu quindi uno studioso particolarmente aggiornato e all’avanguardia nell’impiego dei metodi antiquari, inserendosi a pieno titolo nella corrente di rinnovamento delle scienze storiche che caratterizzava la sua epoca, offrendo un contributo che ebbe certamente un notevole influsso sulle successive ricerche in Friuli.

Dopo la pubblicazione de Le Antichità Bertoli proseguì i propri studi su Aquileia, approfondendo le conoscenze sugli eccezionali reperti che costantemente tornavano alla luce, mettendo così insieme un cospicuo materiale manoscritto che doveva costituire la base per due ulteriori volumi, i quali però, per varie vicissitudini (tra cui pure la soppressione del patriarcato nel 1751) non approdarono mai alla stampa. Parte di tali preziosi materiali sono conservati nella Biblioteca del Seminario e in quella Arcivescovile e rappresentano uno straordinario lascito.

Riflettere oggi su Gian Domenico Bertoli permette quindi di conoscere più adeguatamente una personalità di primo piano dell’erudizione antiquaria della prima metà del Settecento e insieme di esaminare meglio un periodo molto florido per la cultura friulana, durante il quale gli ecclesiastici locali si contraddistinsero, offrendo esiti di grande valore e tuttora ricchi d’interesse..

 

Programma:

Aquileia romana Aquileia cristiana, don Sandro Piussi

Gian Domenico Bertoli e la nascita della ricerca archeologica in Aquileia,  Massimo Lavarone

La cultura antiquaria in Friuli nella prima metà dell’Settecento, Paolo Pastres

Gian Domenico Bertoli nella repubblica delle lettere del XVIII secolo, Roberto Feruglio, Alberto Vidon

I documenti di Gian Domenico Bertoli negli Archivi e nelle Biblioteche Storiche diocesane, Katja Piazza

Aquileia tra storia e mito, Liliana Cargnelutti

Il valore attuale delle Antichità di Aquileja profane e sacre: alcuni esempi, Carla Pederoda

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