In questa prospettiva rientrano le famose teste composte da elementi naturali (fiori, verdura e frutta) o da oggetti (libri, strumenti) del pittore manierista Giuseppe Arcimboldo, che attivano un continuo slittamento tra riconoscimento e ambiguità. Questa dinamica si inscrive in una più ampia tradizione artistica di immagini ambigue che comprende esperienze come quelle di Leonardo da Vinci e, in epoca moderna, di Salvador Dalí.
Tommaso Casini dialoga inoltre con le teorie sull’immaginario e le forme instabili elaborate dal visionario e storico dell’arte Jurgis Baltrušaitis (1903-’88) che esplorò il lato insolito delle forme artistiche, nonché con gli studi sulla percezione visiva dell’altro grande storico dell’arte del Novecento, Ernst Gombrich, per proporre una lettura della metamorfosi del volto come spazio di scambio tra dato sensibile e costruzione mentale.

